Flora Lalli


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Poesie

ASCESA

Precipita la sera di cristallo
sopra rocce innevate,frantumandosi
in mille specchi d'angelo.

Questo cielo di luce
schietto come diamante,
oh, lasciate che incida
su la curva dei monti
un segreto sentiero!
E che l'anima ascenda furtiva
all'atteso convito d'amore
in remote regioni di astri.

Così affiori l'arcano
invincibile e muto
come stella che buca lo spazio.

Lirica prima classificata al Premio “Le Nuvole - Peter Russel 2005” di Napoli.


AURORA IN VALTROMPIA

Dalla finestra spalancata
l'infinito riempie la stanza.
La luna si è fermata nel cielo.
Sorride l'azzurro dell'aurora
scivolando con dita leggere
lungo montagne, alberi, pendii.
Cime innevate offrono
abbagliante purezza al cielo.
Il falco stende il suo volo
sul regno sacro del silenzio.
Occhi estatici ammirano
l'ineffabile nascere del giorno,
occhi estatici bevono a lungo
l'oro sapiente della Bellezza.


ESTATE MEDITERRANEA

Gioviale come un sorriso
l'estate mediterranea
effonde il suo fiato salmastro
lungo i viali urbani.
Ad ogni orizzonte
s'indovina il mare
anche quando non c'è
ed i passi inciampano
in un ritmo latino.
L'aria è amabile
persino alla canicola
quando la brezza
attraversa la chioma
colma dell'oleandro.


I FANCIULLI VIOLATI

I fanciulli violati
hanno lacrime senza parole,
hanno ali di sogno
ferite da mani brutali,
hanno fughe di tetti scoscesi
su cui camminare
ed anfratti nascosti alla gente
da dovere esplorare.
I fanciulli violati
s'inventano giochi nel sole
e poi lavano all'acqua di fonte
ogni oscuro dolore.
Quand'è sera raccolgono tutte
le loro paure
e ne fanno dei mazzi di stelle
per vincere il buio.
Ma la notte è soltanto
un abisso per precipitare
e i fanciulli violati
ci urlano invano nel cuore.

ìSegnalazione al Premio “A. Giovannitti 2008” di Oratino (Cb)


IN MEMORIA
ad Emily Dickinson

Ai pettirossi offro in tua memoria
le briciole, cercando proprio quello
“con la cravatta rossa”.

Non so se mai verrà,
ma prevedo ugualmente
il cenno d'un sorriso,
una rivelazione
dalle tue labbra di granito.


INVOCAZIONE

Sorgi, mia stella,
sorgi radiosa dal buio orizzonte,
di filigrana la corona mostra,
altissima nello splendore sorgi!

Avvolta in lampi di fiamma
incendia la notte.
Trapassami il cuore
e sulla mia fronte ardi!


UTOPIA

Riscattare la vita,
attorniarsi di un gruppo di sodali illuminati
-a questo punto non saprei se umani
o alieni trasmigrati!-
Insieme investigar giocondamente
l'eterno “come”, il “perchè”, il “quando”
e il “dove”, senza ottusi confini,
senza rigidità d'appartenenze
della razza, del sangue,
senza stereotipati schemi precludenti
l'avventura dell'oltre.
Riscattare la vita
in un connubio di giuste dosi,
tra un tuffo lieve nella speculazione filosofica
e la poesia di una schietta risata,
bevendo a larghi sorsi aria pulita
insieme al proprio drink esistenziale.
Senza remora alcuna disquisire
di trascorse esperienze, di emozioni,
di temerari inauditi progetti.
Riscattare la vita
nell'amorosa degustazione
dell'arcana bellezza dell'Inutile,
beffando quindi, con sapiente ironia,
competizioni e trappole dell'ego.
E riempirsi lo sguardo di colori
-osannanti creature della luce-
ed offrire all'udito -immenso OM-
musicali silenzi.
Riscattare la vita
viaggiando insieme,
ciascuno nel suo libero sentiero,
sfilandosi l'impaccio dell'involucro
fatto di sorpassate consuetudini
e poi intonare ad una voce sola
-sfida dell'impossibile-
un Magnificat!


E MI SORPRENDO...
a Roberto


E mi sorprendo a sognare
quel tuo passo di gigante
ed i tuoi occhi miti
mentre conto alla rovescia
le ore ed i minuti
che ti separano da me.
E mi sorprendo a pensare
quando, tornato dal lavoro,
la tua buffa tenerezza
carezzerà i miei umori arruffati
e saprà la sera
che solamente per te
ora è vivo il mio tempo.


APOCALISSE

Iniziato è il Giudizio universale:
da un lato stanno i capri,
dall'altro presunti agnelli.
I presunti a disdegnar gli opposti
(per non avere avuto a sufficienza
furbizia e buona sorte) e,
promotori dell'apocalisse,
reputarsi promossi a pieni voti
su scala cosmica.


IL TRASLOCO
ad Alda Merini

Se passerete di qui
non chiedete dove mi trovo;
più non abito la vecchia dimora
lungo i Navigli che ho amato,
dove la mia povera carne
si consumava, rinchiusa
come una perla nel guscio.
Là trascorrevo i giorni
della mia lucida follia poetica
a tessere e tessere versi
come un costante rito d'amore
che potesse sedurre il Destino.
Meravigliosa è stata la vita,
incandescente proscenio
per la mia parte:
ho interpretato un guerriero
che ha perso o vinto battaglie,
una trepida sposa, una madre
defraudata dei frutti del grembo,
ed anche una mistica amante,
alchimista sapiente
per travasare il dolore
in ampolle di canto.
Sono morta più volte
nel mio stesso fuoco,
ma come fenice tornavo
ad una segreta visione.
Così vi ho offerto i miei “guai migliori”
senza chiedere nulla
e ciò che vi è parso indigenza
è stato un reame
in cui accoglievo l'ispirazione
insieme agli amici prescelti.
Questo è soltanto un trasloco:
adesso come una rondine
migro stupita
nella nuova Dimora,
presagita da me oscuramente
nei trascorsi deliri.
Qui vivo, m'inebrio,
mi nutro di luce
e sono pura energia
che genera altra poesia.
Ancora m'incontrerete
divenuta musica
sul pentagramma della mia Milano,
e se passerete di qui,
lanciatemi un fiore
nell'acqua dei quieti Navigli;
sarà il vostro bacio per me
che io coglierò per posarlo sul cuore
come il dono perfetto
d'un fervido amante.


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